Semplicemente si arriva al punto di fine. Chiudi quel cerchio iniziato tempo prima, pieno di speranze e timori, ma col beneficio del dubbio. E dopo continui alti e bassi, capisci che la cintura di sicurezza non ti tiene più ancorato a quei sedili dove ci si è amati per ore. E sei davanti al bivio e non sai cosa fare. Perché la cosa più difficile dell'amore, è chiudere una relazione mentre nel tuo cuore c'è ancora il magma del sentimento sotterrato dal dolore di qualcosa che non si può più sopportare. E come in un calda giornata d'estate, il tuo castello di sabbia si asciuga prima di quanto ti aspettassi e basta una lieve folata di vento, per scalfire ciò che alla fine erano solo granelli messi insieme. Granelli che unendosi avevano costruito il tuo mondo. E ti rintani in quelle mura penetrate da deboli raggi di sole. Ma quando le basi per la struttura non sussistono più, nulla può tenere in piedi un rapporto. Il sentimento può fare da colla e tenere tutto in piedi, almeno le mura esterne della fortezza. Dentro le mura sono crollate...perché manca altro. Quegli ingredienti che all'inizio ti avevano spinto ad amare quella persona non ci sono più.
La fiducia è come il suolo, è la base fondamentale che sostiene l'essenza stessa di una relazione. È così difficile fidarsi, ma quando riesci a lasciarti andare...dividi il peso dell'amore a metà. Perché si è in due a crederci e si è in due a tenersi per mano per raggiungere una meta unica.
Tutto questo equilibrio alquanto fragile, spesso perde le sue leggi di gravità e cade sulle sue proprie basi. Ed è così che ci si lascia, quando ancora ci si ama.
La vita amorosa e non di una ragazza di 21 anni . Non aspettatevi cuoricini e graffiti sui muri. Chiunque ami Moccia o Sparks non è adatto a questo blog. Se invece volete farvi qualche risata sulla mia vita da sitcom benvenuti, sedetevi e leggete. Riferimenti su fatti o persone sono puramente casuali... più o meno. Buona lettura
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sabato 12 marzo 2016
Fine di un rapporto
domenica 14 febbraio 2016
Adolescenza...e primi appuntamenti
Prima di tutto più sembra logico raccontare il mio primo appuntamento serio, sapete quelli in cui passi una paio di ore a sistemarti, a truccarti, a scegliere l'abito perfetto come se dovessi andare sul red carpet o ancora peggio ritirare un nobel, beh insomma avete capito. Alla dolce età di tredici anni, al primo anno di scuola superiore, ebbi un appuntamento con un mio compagno delle medie. Il ragazzo mi era sempre piaciuto, ma come al solito, non era certa dei miei sentimenti.
Insomma, mi dovevo vedere con Luca alle quattro del pomeriggio. Erano i primi Ottobre e le temperature era tiepide. Indossai una camicetta in pizzo, dei jeans e le mie solite converse. Ci demmo appuntamento in una piccola pasticceria in centro, dove facevano dei frullati squisiti. Al mio arrivo, lui era già là, in piedi. Si nascondeva dietro ai suoi occhiali dalla montatura azzurra. Parcheggiò la bici ed entrò con me. Ci sedemmo e ci lasciammo andare alle chiacchiere. Io ero abbastanza rilassata, lui un po' meno. Ordinai quantità industriali di cibo come se fossi stata Tom Hanks al ritorno alla civiltà in Cast away. E sono seria. A tredici anni ci si mangerebbe anche la casa.
Lui mangiava poco e io me ne fregai altamente e continuai a mangiare come se non ci fosse stato un domani. Ad un certo punto gli chiesi perché non favorisse, al che divenne paonazzo e mi confessa di aver dimenticato il portafoglio. Lì per lì pensai solo che per galateo le cose non sarebbero dovute andare così,ma me ne frego altamente e gli dissi di rilassarsi, che si sarebbe rifatto la prossima volta. Pagai io tranquillamente ed uscimmo. Lui cercò di prendermi la mano e io non sapevo che fare. Evitai quel suo contatto,che per qualche ragione a me oscura. risultava di troppo. Iniziai a muovere le mani e le braccia come Heidi dopo un giro di acidi. Ovviamente il movimento unico di braccia e mani mi facevano apparire come una spastica, così, senza un perché iniziai a saltellare come una vera e propria deficiente. Lui non sembrò scandalizzarsi troppo. Era abituato a scene più strane, dato che ero stata la sua compagna di classe e di banco. La gente guardava me versione salterina e poi guardava lui che camminava composto al mio fianco. Distrutta alla fine da tutta quella sezione di aerobica che mi avrebbe eliminato la cellulite per i seguenti quattro anni, mi fermai e presi una boccata d'aria. Naturalmente tutto quel movimento mi fece tornare l'appetito, e appena fummo vicini ad un bar mi ci fiondai dentro come una concorrente dell'Isola dei famosi ed inizia ad ordinare tramezzini, toast, tè e chi più ne ha più ne metta. Non ancora soddisfatta chiesi una fonduta di cioccolato con le fragole. Quando la cameriera la portò, Luca ebbe la brillante idea di imboccarmi con una fragola intinta nel cioccolato. La scena continuò in slow motion : la fragola che entrava leggermente nella mia bocca, io che riscontravo un'ustione di terzo grado alla lingua, lui che si alzava nel panico e che mi rovesciava tutta la fonduta addosso. EH GIA'. Senza dimenticare che la mia camicetta in pizzo era bianca.
Corsi in bagno e cercai di pulirmi come potei, ma più cercavo di togliere le macchie, più sembrava che qualcuno avesse vomitato o anche altro su di me. Disperata ed abbattuta tornai da lui che aveva il terrore dipinto in volto. Gli dissi di non preoccuparsi e lui rimase zitto. Pagai sotto gli occhi della barista divertita e me ne andai con l'imminente intenzione di tramutarmi in uno struzzo e di nascondere la testa sotto la sabbia. Non avevo una giacca con me, ne niente con cui coprirmi e nemmeno lui. Passeggiammo un po' per la piazza. La gente mi guardava. Prima ero Heidi la tossica e ora...beh non oso nemmeno autodefinirmi. Improvvisamente si avvicina un cane, di cui avevo una paura folle. Scappa dal padrone e mi butta per terra. In quel momento penso che morirò sbranata e mi immagino già la navata della chiesta con la mia bara. Pensai anche che se mia madre avesse scelto la foto per il mio funerale, avrebbe scelto quella più cessa e disperai ancora di più. Invece il cane si limitò a leccarmi la faccia e la camicetta, che di lì a poco avrei bruciato col lanciafiamme. Il padrone tornò di corsa dal cane e gli mise il guinzaglio. Naturalmente si scusò, ma io ero letteralmente furibonda e mi lamentai dell'accaduto. Quando smisi di discutere col padrone, notai l'improvvisa assenza del mio Luca. Era scappato? Gli scrissi un messaggino e poi gli telefonai. Mi rispose da un luogo strano, dove la voce faceva da eco. In conclusione era tornato al bar ed era in bagno, perché stava male! Aveva mal di pancia ed aveva avuto un impellente attacco di ...Insomma stava andando di COLPO e non corpo, come dice un amico del mio ragazzo. Per di più mi disse che aveva finito la carta igienica e che non aveva fazzolettini con se. E allora? Cosa fare? In quel momento avrei cambiato volentieri nome con Soledad Gomez e sarei scappata in Messico. Ma la verità è che ero in quella situazione e dovevo fare qualcosa. Rientrai nel bar con la testa china. La barista mi guardò di sfuggita e poi proseguì nelle sue preparazioni. Sgattaiolai nel bagno dei maschi, ma al momento di entrare, la barista mi rammentò che era la porta sbagliata. Io insistetti che dovevo entrare là, ma lei mi disse che non permetteva accoppiamenti nel bagno del suo bar. Decisi così di avvicinarmi a lei con grazia e le dissi : Senti bella, io non mi accoppio con nessuno dato che non sono un cane, e poi il mio amico di là ha un attacco di dissenteria e gli sto portando i fazzoletti, dato che in questo bar non avete nemmeno la carta igienica. Mi resi conto di aver esagerato e girai i tacchi ed entrai in bagno. Appena entrai capii subito che quello non era un bagno normale, bensì una camera a gas. Da sotto la porta gli diedi due pacchetti di fazzoletti e poi gli dissi che mi avevano chiamata a casa urgentemente. Lui accettò senza riserve, dato l'imbarazzo che si era instaurato. Io me ne andai da lì, guardai male la barista e mi precipitai nel primo negozio di abbigliamento che trovai. Mi comprai un vestitino e mi cambiai. Una volta ripulita, presi il cellulare e chiamai un'amica e me ne andai al cinema.Da quel giorno non sono più uscita con quel ragazzo.
Insomma, mi dovevo vedere con Luca alle quattro del pomeriggio. Erano i primi Ottobre e le temperature era tiepide. Indossai una camicetta in pizzo, dei jeans e le mie solite converse. Ci demmo appuntamento in una piccola pasticceria in centro, dove facevano dei frullati squisiti. Al mio arrivo, lui era già là, in piedi. Si nascondeva dietro ai suoi occhiali dalla montatura azzurra. Parcheggiò la bici ed entrò con me. Ci sedemmo e ci lasciammo andare alle chiacchiere. Io ero abbastanza rilassata, lui un po' meno. Ordinai quantità industriali di cibo come se fossi stata Tom Hanks al ritorno alla civiltà in Cast away. E sono seria.
Lui mangiava poco e io me ne fregai altamente e continuai a mangiare come se non ci fosse stato un domani. Ad un certo punto gli chiesi perché non favorisse, al che divenne paonazzo e mi confessa di aver dimenticato il portafoglio. Lì per lì pensai solo che per galateo le cose non sarebbero dovute andare così,ma me ne frego altamente e gli dissi di rilassarsi, che si sarebbe rifatto la prossima volta. Pagai io tranquillamente ed uscimmo. Lui cercò di prendermi la mano e io non sapevo che fare. Evitai quel suo contatto,che per qualche ragione a me oscura. risultava di troppo. Iniziai a muovere le mani e le braccia come Heidi dopo un giro di acidi. Ovviamente il movimento unico di braccia e mani mi facevano apparire come una spastica, così, senza un perché iniziai a saltellare come una vera e propria deficiente. Lui non sembrò scandalizzarsi troppo. Era abituato a scene più strane, dato che ero stata la sua compagna di classe e di banco. La gente guardava me versione salterina e poi guardava lui che camminava composto al mio fianco. Distrutta alla fine da tutta quella sezione di aerobica che mi avrebbe eliminato la cellulite per i seguenti quattro anni, mi fermai e presi una boccata d'aria. Naturalmente tutto quel movimento mi fece tornare l'appetito, e appena fummo vicini ad un bar mi ci fiondai dentro come una concorrente dell'Isola dei famosi ed inizia ad ordinare tramezzini, toast, tè e chi più ne ha più ne metta. Non ancora soddisfatta chiesi una fonduta di cioccolato con le fragole. Quando la cameriera la portò, Luca ebbe la brillante idea di imboccarmi con una fragola intinta nel cioccolato. La scena continuò in slow motion : la fragola che entrava leggermente nella mia bocca, io che riscontravo un'ustione di terzo grado alla lingua, lui che si alzava nel panico e che mi rovesciava tutta la fonduta addosso. EH GIA'. Senza dimenticare che la mia camicetta in pizzo era bianca.
Corsi in bagno e cercai di pulirmi come potei, ma più cercavo di togliere le macchie, più sembrava che qualcuno avesse vomitato o anche altro su di me. Disperata ed abbattuta tornai da lui che aveva il terrore dipinto in volto. Gli dissi di non preoccuparsi e lui rimase zitto. Pagai sotto gli occhi della barista divertita e me ne andai con l'imminente intenzione di tramutarmi in uno struzzo e di nascondere la testa sotto la sabbia. Non avevo una giacca con me, ne niente con cui coprirmi e nemmeno lui. Passeggiammo un po' per la piazza. La gente mi guardava. Prima ero Heidi la tossica e ora...beh non oso nemmeno autodefinirmi. Improvvisamente si avvicina un cane, di cui avevo una paura folle. Scappa dal padrone e mi butta per terra. In quel momento penso che morirò sbranata e mi immagino già la navata della chiesta con la mia bara. Pensai anche che se mia madre avesse scelto la foto per il mio funerale, avrebbe scelto quella più cessa e disperai ancora di più. Invece il cane si limitò a leccarmi la faccia e la camicetta, che di lì a poco avrei bruciato col lanciafiamme. Il padrone tornò di corsa dal cane e gli mise il guinzaglio. Naturalmente si scusò, ma io ero letteralmente furibonda e mi lamentai dell'accaduto. Quando smisi di discutere col padrone, notai l'improvvisa assenza del mio Luca. Era scappato? Gli scrissi un messaggino e poi gli telefonai. Mi rispose da un luogo strano, dove la voce faceva da eco. In conclusione era tornato al bar ed era in bagno, perché stava male! Aveva mal di pancia ed aveva avuto un impellente attacco di ...Insomma stava andando di COLPO e non corpo, come dice un amico del mio ragazzo. Per di più mi disse che aveva finito la carta igienica e che non aveva fazzolettini con se. E allora? Cosa fare? In quel momento avrei cambiato volentieri nome con Soledad Gomez e sarei scappata in Messico. Ma la verità è che ero in quella situazione e dovevo fare qualcosa. Rientrai nel bar con la testa china. La barista mi guardò di sfuggita e poi proseguì nelle sue preparazioni. Sgattaiolai nel bagno dei maschi, ma al momento di entrare, la barista mi rammentò che era la porta sbagliata. Io insistetti che dovevo entrare là, ma lei mi disse che non permetteva accoppiamenti nel bagno del suo bar. Decisi così di avvicinarmi a lei con grazia e le dissi : Senti bella, io non mi accoppio con nessuno dato che non sono un cane, e poi il mio amico di là ha un attacco di dissenteria e gli sto portando i fazzoletti, dato che in questo bar non avete nemmeno la carta igienica. Mi resi conto di aver esagerato e girai i tacchi ed entrai in bagno. Appena entrai capii subito che quello non era un bagno normale, bensì una camera a gas. Da sotto la porta gli diedi due pacchetti di fazzoletti e poi gli dissi che mi avevano chiamata a casa urgentemente. Lui accettò senza riserve, dato l'imbarazzo che si era instaurato. Io me ne andai da lì, guardai male la barista e mi precipitai nel primo negozio di abbigliamento che trovai. Mi comprai un vestitino e mi cambiai. Una volta ripulita, presi il cellulare e chiamai un'amica e me ne andai al cinema.Da quel giorno non sono più uscita con quel ragazzo.
Partiamo dal principio parte II
Eccoci qua di nuovo, non sono stata del tutto onesta nel mio post precedente. O meglio...Ho omesso qualche particolare. Mentre amavo alla follia il mio giovane e caliente Julio, beh...avevo già il fidanzatino. Si chiamava Samuele. Lo conobbi in chiesa, bambino appostissimo, dalla chioma nera come la pece. Portava gli occhiali, sembrava un nerd e la cosa mi attraeva molto. La nostra relazione durò all'incirca un anno ed andava tutto a gonfie vele. Quando purtroppo venne a scoprire che la sua amata rosellina, come amava chiamarmi lui, lo cornificava come una renna della Lapponia (sempre molto innocentemente eh, stiamo parlando di bambini di sette, otto anni), smise di parlarmi, così rimasi single, senza il mio caliente Julio e senza il mio nerdoso Samuele. Ma torniamo indietro. Conobbi Samuele in chiesa, dove molto spontaneamente mi chiese di giocare. Non fu un colpo di fulmine per me, ma insomma...Non so nemmeno perché, quando mi chiese di metterci assieme gli risposi di si. Era un bambino dolcissimo e gentile, per questo adesso raccontandolo mi sento proprio perfida, ma le cose sono andate così. Si dichiarò al mio ottavo compleanno e mi regalò un bellissimo braccialetto che tuttora conservo. Poi m'invitò lui a casa sua per il suo compleanno. Casa era un eufemismo dato che aveva una villa gigantesca e un piscina olimpica. Aveva campi da tennis, stanze a volontà, insomma aveva proprio una villozza, come si dice dalle mie parti.
Era sempre molto premuroso e mi diceva sempre che mi voleva bene. Vestiva come piace a me: camicia, scarpe seriose e pantaloni abbinati. Amavo le sue camicie e i suoi maglioncini. Insomma il fidanzatino perfetto. I miei lo adoravano, perché ogni tanto mi portava anche una rosa bianca. CHE UOMO. Tralasciando questi dettagli, avevo un'amichetta in chiesa, a cui raccontavo tutto. Si chiamava Emilia e portava delle buffe trecce disordinate. Il suo viso era curioso, ne bello ne brutto...era simpatico. Tornando a noi, la carissima amica mi chiese di Julio. Lì per lì fui parecchio silenziosa, non le dissi molto. Lei però insistette a tal punto che le raccontai tutto per filo e per segno! Non lo avessi mai fatto! Andai in bagno e al mio ritorno trovai Samuele con gli occhi lucidi in un angolo. Il ricordo tuttora mi spezza il cuore. Gli chiesi candidamente cosa fosse successo e lui senza peli sulla lingua mi disse: hai un altro. Da lì in poi non mi rivolse più la parola. Qualche settimana più avanti venni a scoprire che la mia cara amica Emilia, oltre ad aver raccontato tutto, aveva fatto di tutto per conquistare il mio Samuele. La S******! Gioii quando venni a sapere che Samuele la rifiutò. So che non merito alcuna pietà e che probabilmente Samuele non meritava niente di tutto ciò, però le cose sono andate così. Semmai Samuele leggerai queste parole, perdonami. Gli chiedo scusa dal profondo del mio cuore e spero che ora sia un ragazzo felice con una fidanzata fedele.
Era sempre molto premuroso e mi diceva sempre che mi voleva bene. Vestiva come piace a me: camicia, scarpe seriose e pantaloni abbinati. Amavo le sue camicie e i suoi maglioncini. Insomma il fidanzatino perfetto. I miei lo adoravano, perché ogni tanto mi portava anche una rosa bianca. CHE UOMO. Tralasciando questi dettagli, avevo un'amichetta in chiesa, a cui raccontavo tutto. Si chiamava Emilia e portava delle buffe trecce disordinate. Il suo viso era curioso, ne bello ne brutto...era simpatico. Tornando a noi, la carissima amica mi chiese di Julio. Lì per lì fui parecchio silenziosa, non le dissi molto. Lei però insistette a tal punto che le raccontai tutto per filo e per segno! Non lo avessi mai fatto! Andai in bagno e al mio ritorno trovai Samuele con gli occhi lucidi in un angolo. Il ricordo tuttora mi spezza il cuore. Gli chiesi candidamente cosa fosse successo e lui senza peli sulla lingua mi disse: hai un altro. Da lì in poi non mi rivolse più la parola. Qualche settimana più avanti venni a scoprire che la mia cara amica Emilia, oltre ad aver raccontato tutto, aveva fatto di tutto per conquistare il mio Samuele. La S******! Gioii quando venni a sapere che Samuele la rifiutò. So che non merito alcuna pietà e che probabilmente Samuele non meritava niente di tutto ciò, però le cose sono andate così. Semmai Samuele leggerai queste parole, perdonami. Gli chiedo scusa dal profondo del mio cuore e spero che ora sia un ragazzo felice con una fidanzata fedele.
Partiamo dal principio
Allora, come iniziare? Ho in mente la scena delle scimmie di Odissea nello Spazio. Si, lo so, sono disturbata mentalmente... Il mio primo trauma amoroso risale ai miei sweet otto anni. Dopo un'effimera vita passata dietro al banco a sognare di sposare Bruno, il mio maestro di matematica, conobbi Julio. Ricordo ancora, arrivò in terza elementare..biondo, occhi verdi, alto e indossava un grembiule nero, senza quegli stupidi ricami sul colletto. Gente, non esagero quando dico che fu amore a prima vista! Almeno da parte mia. Tutte le mie compagne rimasero zitte, mentre contemplavano tanta bellezza, e vi assicuro...ce n'era davvero tanta!
Fortuna della fortuna, indovinate con chi si sedette? Con la sottoscritta. Avevo le palpitazioni. Lui si sedette vicino a me e si limitò a sorridermi. Che denti! pensai. E indovinate cosa ho fatto io da disadattata quale sono?
Lo fissai per tutta la lezione...
Premetto. Ero di quelle che stavano sempre attente e non sgarravano mai..ma dal giorno in cui il mio Julio, di origine latina, varcò la porta...Beh, gente...divenni peggio di una logorroica incallita. E poi lui era diverso! Non si fissava con i cartoni, non si fissava con i supereroi. No, lui no. Parlava di libri, del cielo, delle piante...
Persi completamente la testa per lui, e ciò non passò inosservato. Cominciarono a prendermi in giro pesantemente e già all'epoca avevo una reputazione! La spaccacuori della situazione. Così cercai di raffreddare i rapporti di giorno, e di prendere valeriane la notte (passavo le notti insonni a pensare a lui). I giorni passarono e io divenni loquace come un muto e simpatica come il clown di IT di Stephen King. Il ragazzo non demordeva e con i suoi modi alla oldfashioned, era deliziosamente impeccabile e di un'educazione ineccepibile. La sua fama cresceva giorno dopo giorno. Smise di essere oggetto di adorazione solo femminile, ben presto anche i maschi cominciarono a venerare questo piccolo Dandy. Ciononostante, il ragazzo sembrava avere un debole per me e un giorno, all'uscita dalla palestra, volle tenermi la mano. Ma io come solita scema cosa feci? Rifiutai la sua mano, con una smorfia di disprezzo! Si, sono da ghigliottinare all'istante. Rifiutai la candida mano del mio pianista preferito, con cui avevo già pianificato tre figli, un attico in città e un pesce rosso. Lui questa volta se la prese e da lì cominciò il mio calvario!
I giorni seguenti furono segnati da una crescente cortina di ferro tra di noi. Lui sembrò guardarsi altrove e adocchiò una mia compagna... già fidanzata per di più. Arrivarono le vacanze di natale e non ci vedemmo più per tutto quel periodo.
Al mio ritorno decisi più convinta che mai, che per A o per B, Julio sarebbe caduto tra le mie braccia. Così feci la civetta, gli tenni la mano, risi alle sue battute all'epoca troppo elaborate...Insomma feci di tutto! Cominciai a sciogliermi i capelli, che fin a quel momento avevo tenuto sempre in una treccia e cominciai ad indossare vestiti sotto al grembiule. Quando finalmente lo vidi che pendeva dalle mie labbra, decisi di dichiararmi...
Era una calda giornata di Aprile, non portavamo nemmeno più i grembiuli per il caldo. La maestra ci aveva dato dei fogli su cui rappresentare l'inquinamento dei mari. Lui naturalmente non fece il solito disegno sfigato, ma una specie di campagna per green peace. Io mi limitai a disegnare una barca a vela in mezzo ai rifiuti. Mi voltai verso di lui e gli sorrisi, e con fare civettoso gli chiesi chi gli piacesse. Lui mi sorrise e da grande ammaliatore mi accarezzò la mano. In quel momento mi sciolsi come una fonduta, pregustando la mia vittoria. Nella mia testa da donna precocemente rompipalle ed esigente, immaginavo già i mobili da mettere nel nostro attico. Rimanemmo in silenzio per qualche istante e poi mi domandò anche lui chi mi piacesse. Beh, gente, per me quella carezza era stata un conferma, la prova inviolabile del nostro amore, il segno che sanciva un amore che avrebbe superato ogni confine. Così, senza perdermi in sotterfugi, dissi TU.
Il mio caro Julio, il grande ammaliatore, il grande dandy, il grande acculturato era anche uno stronzetto. Con il tono più soave e vellutato che la sua voce conosceva mi disse: mi piacevi anche tu, tanto, e tuttora mi piaci, ma sei al secondo posto. Il mio cervello sembrò andare in tilt, mi venne da piangergli davanti, ma mi trattenni. E da masochista quale sono gli chiesi chi era la number one, e lui con molto candore mi segnalò la mia compagna. Si, la stessa ragazza che era già fidanzata. Poi concluse il suo discorso strappalacrime dicendomi: Ma non le piaccio, lei sta già con Fabio. Sai se solo le cose fossero andate diversamente...E così finì il nostro discorso. Il mio attico in città crollò, insieme al mio pesce rosso. Rimanemmo così, in silenzio e in una triste superficialità dedita a quelle situazione di imbarazzo con cui si deve convivere. Da lì a poco partii e non lo vidi più.
Fortuna della fortuna, indovinate con chi si sedette? Con la sottoscritta. Avevo le palpitazioni. Lui si sedette vicino a me e si limitò a sorridermi. Che denti! pensai. E indovinate cosa ho fatto io da disadattata quale sono?
Lo fissai per tutta la lezione...
Premetto. Ero di quelle che stavano sempre attente e non sgarravano mai..ma dal giorno in cui il mio Julio, di origine latina, varcò la porta...Beh, gente...divenni peggio di una logorroica incallita. E poi lui era diverso! Non si fissava con i cartoni, non si fissava con i supereroi. No, lui no. Parlava di libri, del cielo, delle piante...
Persi completamente la testa per lui, e ciò non passò inosservato. Cominciarono a prendermi in giro pesantemente e già all'epoca avevo una reputazione! La spaccacuori della situazione. Così cercai di raffreddare i rapporti di giorno, e di prendere valeriane la notte (passavo le notti insonni a pensare a lui). I giorni passarono e io divenni loquace come un muto e simpatica come il clown di IT di Stephen King. Il ragazzo non demordeva e con i suoi modi alla oldfashioned, era deliziosamente impeccabile e di un'educazione ineccepibile. La sua fama cresceva giorno dopo giorno. Smise di essere oggetto di adorazione solo femminile, ben presto anche i maschi cominciarono a venerare questo piccolo Dandy. Ciononostante, il ragazzo sembrava avere un debole per me e un giorno, all'uscita dalla palestra, volle tenermi la mano. Ma io come solita scema cosa feci? Rifiutai la sua mano, con una smorfia di disprezzo! Si, sono da ghigliottinare all'istante. Rifiutai la candida mano del mio pianista preferito, con cui avevo già pianificato tre figli, un attico in città e un pesce rosso. Lui questa volta se la prese e da lì cominciò il mio calvario!
I giorni seguenti furono segnati da una crescente cortina di ferro tra di noi. Lui sembrò guardarsi altrove e adocchiò una mia compagna... già fidanzata per di più. Arrivarono le vacanze di natale e non ci vedemmo più per tutto quel periodo.
Al mio ritorno decisi più convinta che mai, che per A o per B, Julio sarebbe caduto tra le mie braccia. Così feci la civetta, gli tenni la mano, risi alle sue battute all'epoca troppo elaborate...Insomma feci di tutto! Cominciai a sciogliermi i capelli, che fin a quel momento avevo tenuto sempre in una treccia e cominciai ad indossare vestiti sotto al grembiule. Quando finalmente lo vidi che pendeva dalle mie labbra, decisi di dichiararmi...
Era una calda giornata di Aprile, non portavamo nemmeno più i grembiuli per il caldo. La maestra ci aveva dato dei fogli su cui rappresentare l'inquinamento dei mari. Lui naturalmente non fece il solito disegno sfigato, ma una specie di campagna per green peace. Io mi limitai a disegnare una barca a vela in mezzo ai rifiuti. Mi voltai verso di lui e gli sorrisi, e con fare civettoso gli chiesi chi gli piacesse. Lui mi sorrise e da grande ammaliatore mi accarezzò la mano. In quel momento mi sciolsi come una fonduta, pregustando la mia vittoria. Nella mia testa da donna precocemente rompipalle ed esigente, immaginavo già i mobili da mettere nel nostro attico. Rimanemmo in silenzio per qualche istante e poi mi domandò anche lui chi mi piacesse. Beh, gente, per me quella carezza era stata un conferma, la prova inviolabile del nostro amore, il segno che sanciva un amore che avrebbe superato ogni confine. Così, senza perdermi in sotterfugi, dissi TU.
Il mio caro Julio, il grande ammaliatore, il grande dandy, il grande acculturato era anche uno stronzetto. Con il tono più soave e vellutato che la sua voce conosceva mi disse: mi piacevi anche tu, tanto, e tuttora mi piaci, ma sei al secondo posto. Il mio cervello sembrò andare in tilt, mi venne da piangergli davanti, ma mi trattenni. E da masochista quale sono gli chiesi chi era la number one, e lui con molto candore mi segnalò la mia compagna. Si, la stessa ragazza che era già fidanzata. Poi concluse il suo discorso strappalacrime dicendomi: Ma non le piaccio, lei sta già con Fabio. Sai se solo le cose fossero andate diversamente...E così finì il nostro discorso. Il mio attico in città crollò, insieme al mio pesce rosso. Rimanemmo così, in silenzio e in una triste superficialità dedita a quelle situazione di imbarazzo con cui si deve convivere. Da lì a poco partii e non lo vidi più.
Presentazione...beh circa...
Mi presento, sono anonimamente anonima, bel nome vero? Volevo chiamarmi Amelié e chiamare il mio blog il favoloso mondo di Amelié, ma ahimè...ne hanno fatto un film. Non vorrei ritrovarmi centinaia di fan sfegatati che mi minacciano perché ho usato inappropriatamente questo nome.
Mi chiamo Josephine, nome d'arte, anche se per avere un nome d'arte dovrei fare qualcosa che meriti l'attenzione. In realtà sono una normale ventenne, con le solite passioni, quali musica, cinema, e chi più ne ha e più ne metta. Perché sono qui? Perché ho finito il credito disponibile sulla mia carta di credito per questo mese e non posso più acquistare vagonate di vestiti online. Scherzo... Ho un'ego talmente smisurato che ho deciso di romanzare la mia vita. Certo non tutto sarà vero e non tutto sarà falso. Non posso dire tutto tutto, anche perché altrimenti mi caccerei nei guai. Diciamo che ho liberamente tratto ispirazione dalla mia vita.
Detto ciò, so che vi aspettate il diario di Sartré, ma siamo sinceri...sono io, semplicemente io che scrivo, quindi scemate le aspettative, e godetevi delle storie imbarazzanti sulla mia vita, o meglio, godetevi l'imbarazzo che è la mia vita.
Detto ciò vi mando baci e abbracci (eh si l'addio per questo mese con la carta di credito mi ha resa sentimentale) e vi auguro una buona lettura.
Mi chiamo Josephine, nome d'arte, anche se per avere un nome d'arte dovrei fare qualcosa che meriti l'attenzione. In realtà sono una normale ventenne, con le solite passioni, quali musica, cinema, e chi più ne ha e più ne metta. Perché sono qui? Perché ho finito il credito disponibile sulla mia carta di credito per questo mese e non posso più acquistare vagonate di vestiti online. Scherzo... Ho un'ego talmente smisurato che ho deciso di romanzare la mia vita. Certo non tutto sarà vero e non tutto sarà falso. Non posso dire tutto tutto, anche perché altrimenti mi caccerei nei guai. Diciamo che ho liberamente tratto ispirazione dalla mia vita.
Detto ciò, so che vi aspettate il diario di Sartré, ma siamo sinceri...sono io, semplicemente io che scrivo, quindi scemate le aspettative, e godetevi delle storie imbarazzanti sulla mia vita, o meglio, godetevi l'imbarazzo che è la mia vita.
Detto ciò vi mando baci e abbracci (eh si l'addio per questo mese con la carta di credito mi ha resa sentimentale) e vi auguro una buona lettura.
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