Insomma, mi dovevo vedere con Luca alle quattro del pomeriggio. Erano i primi Ottobre e le temperature era tiepide. Indossai una camicetta in pizzo, dei jeans e le mie solite converse. Ci demmo appuntamento in una piccola pasticceria in centro, dove facevano dei frullati squisiti. Al mio arrivo, lui era già là, in piedi. Si nascondeva dietro ai suoi occhiali dalla montatura azzurra. Parcheggiò la bici ed entrò con me. Ci sedemmo e ci lasciammo andare alle chiacchiere. Io ero abbastanza rilassata, lui un po' meno. Ordinai quantità industriali di cibo come se fossi stata Tom Hanks al ritorno alla civiltà in Cast away. E sono seria.
Lui mangiava poco e io me ne fregai altamente e continuai a mangiare come se non ci fosse stato un domani. Ad un certo punto gli chiesi perché non favorisse, al che divenne paonazzo e mi confessa di aver dimenticato il portafoglio. Lì per lì pensai solo che per galateo le cose non sarebbero dovute andare così,ma me ne frego altamente e gli dissi di rilassarsi, che si sarebbe rifatto la prossima volta. Pagai io tranquillamente ed uscimmo. Lui cercò di prendermi la mano e io non sapevo che fare. Evitai quel suo contatto,che per qualche ragione a me oscura. risultava di troppo. Iniziai a muovere le mani e le braccia come Heidi dopo un giro di acidi. Ovviamente il movimento unico di braccia e mani mi facevano apparire come una spastica, così, senza un perché iniziai a saltellare come una vera e propria deficiente. Lui non sembrò scandalizzarsi troppo. Era abituato a scene più strane, dato che ero stata la sua compagna di classe e di banco. La gente guardava me versione salterina e poi guardava lui che camminava composto al mio fianco. Distrutta alla fine da tutta quella sezione di aerobica che mi avrebbe eliminato la cellulite per i seguenti quattro anni, mi fermai e presi una boccata d'aria. Naturalmente tutto quel movimento mi fece tornare l'appetito, e appena fummo vicini ad un bar mi ci fiondai dentro come una concorrente dell'Isola dei famosi ed inizia ad ordinare tramezzini, toast, tè e chi più ne ha più ne metta. Non ancora soddisfatta chiesi una fonduta di cioccolato con le fragole. Quando la cameriera la portò, Luca ebbe la brillante idea di imboccarmi con una fragola intinta nel cioccolato. La scena continuò in slow motion : la fragola che entrava leggermente nella mia bocca, io che riscontravo un'ustione di terzo grado alla lingua, lui che si alzava nel panico e che mi rovesciava tutta la fonduta addosso. EH GIA'. Senza dimenticare che la mia camicetta in pizzo era bianca.
Corsi in bagno e cercai di pulirmi come potei, ma più cercavo di togliere le macchie, più sembrava che qualcuno avesse vomitato o anche altro su di me. Disperata ed abbattuta tornai da lui che aveva il terrore dipinto in volto. Gli dissi di non preoccuparsi e lui rimase zitto. Pagai sotto gli occhi della barista divertita e me ne andai con l'imminente intenzione di tramutarmi in uno struzzo e di nascondere la testa sotto la sabbia. Non avevo una giacca con me, ne niente con cui coprirmi e nemmeno lui. Passeggiammo un po' per la piazza. La gente mi guardava. Prima ero Heidi la tossica e ora...beh non oso nemmeno autodefinirmi. Improvvisamente si avvicina un cane, di cui avevo una paura folle. Scappa dal padrone e mi butta per terra. In quel momento penso che morirò sbranata e mi immagino già la navata della chiesta con la mia bara. Pensai anche che se mia madre avesse scelto la foto per il mio funerale, avrebbe scelto quella più cessa e disperai ancora di più. Invece il cane si limitò a leccarmi la faccia e la camicetta, che di lì a poco avrei bruciato col lanciafiamme. Il padrone tornò di corsa dal cane e gli mise il guinzaglio. Naturalmente si scusò, ma io ero letteralmente furibonda e mi lamentai dell'accaduto. Quando smisi di discutere col padrone, notai l'improvvisa assenza del mio Luca. Era scappato? Gli scrissi un messaggino e poi gli telefonai. Mi rispose da un luogo strano, dove la voce faceva da eco. In conclusione era tornato al bar ed era in bagno, perché stava male! Aveva mal di pancia ed aveva avuto un impellente attacco di ...Insomma stava andando di COLPO e non corpo, come dice un amico del mio ragazzo. Per di più mi disse che aveva finito la carta igienica e che non aveva fazzolettini con se. E allora? Cosa fare? In quel momento avrei cambiato volentieri nome con Soledad Gomez e sarei scappata in Messico. Ma la verità è che ero in quella situazione e dovevo fare qualcosa. Rientrai nel bar con la testa china. La barista mi guardò di sfuggita e poi proseguì nelle sue preparazioni. Sgattaiolai nel bagno dei maschi, ma al momento di entrare, la barista mi rammentò che era la porta sbagliata. Io insistetti che dovevo entrare là, ma lei mi disse che non permetteva accoppiamenti nel bagno del suo bar. Decisi così di avvicinarmi a lei con grazia e le dissi : Senti bella, io non mi accoppio con nessuno dato che non sono un cane, e poi il mio amico di là ha un attacco di dissenteria e gli sto portando i fazzoletti, dato che in questo bar non avete nemmeno la carta igienica. Mi resi conto di aver esagerato e girai i tacchi ed entrai in bagno. Appena entrai capii subito che quello non era un bagno normale, bensì una camera a gas. Da sotto la porta gli diedi due pacchetti di fazzoletti e poi gli dissi che mi avevano chiamata a casa urgentemente. Lui accettò senza riserve, dato l'imbarazzo che si era instaurato. Io me ne andai da lì, guardai male la barista e mi precipitai nel primo negozio di abbigliamento che trovai. Mi comprai un vestitino e mi cambiai. Una volta ripulita, presi il cellulare e chiamai un'amica e me ne andai al cinema.Da quel giorno non sono più uscita con quel ragazzo.
